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Pubblicato il 15 luglio 2019

I ‹bisses› vallesani, antichi canali d’irrigazione, diventano una nuova attrazione turistica

I ‹bisses›, caratteristici canali d’irrigazione costruiti tra il XIII e il XX secolo sui pendii e nelle valli laterali del Cantone del Vallese, sono testimonianza dell’epopea sociale di questa regione.

Passerella in legno lungo un ruscello d’irrigazione sul fianco roccioso, con vista su una valle verde e vigneti terrazzati sotto un cielo nuvoloso.

Origine controversa

Le opinioni in merito all’origine dei bisses divergono. I primi testi che ne documentano l’esistenza risalgono alla metà del XIII secolo. Consultando la documentazione di questo periodo, si constata che i nuovi canali erano spesso costruiti facendo riferimento a bisses precedenti, e ciò suggerirebbe l’esistenza di canali più vecchi. Ciononostante, quanto all’origine di questi canali, lo storico vallesano Pierre Dubuis propone l’ipotesi seguente: fino alla metà del XIV secolo, l’agricoltura vallesana produceva essenzialmente cereali, una coltura che non necessita irrigazione.

Verso il 1350, l’epidemia di peste determinò una forte diminuzione della popolazione locale e un progressivo abbandono della cerealicoltura. Le superfici agricole divennero pascoli e prati da sfalcio, favorendo lo sviluppo dell’allevamento di animali da reddito. Questa forma di agricoltura, che comporta un’alimentazione decisamente più ricca di proteine, richiede un’irrigazione più intensa. La configurazione geografica del Vallese, con il suo clima secco dovuto ai cambiamenti climatici di quel periodo, obbligò gli abitanti a costruire canali d’irrigazione, chiamati ancora bisses, che andavano ad attingere acqua dai fiumi delle valli laterali per convogliarla fino ai terreni destinati all’allevamento. Si tratta a ben vedere di una prima forma di agricoltura intensiva, poiché i pascoli irrigati in questo modo producevano non solo l’erba per gli animali durante la bella stagione ma, con la falciatura, anche il fieno necessario per nutrirli d’inverno.

Piccolo canale d’irrigazione che attraversa un prato alpino, con montagne parzialmente coperte da nuvole sullo sfondo.

Varianti regionali

Secondo quanto indicato nei documenti, la costruzione dei bisses è cominciata grosso modo nello stesso periodo in tutte le regioni del Vallese, ma i canali avevano nomi diversi a seconda del luogo: nel basso Vallese si chiamavano rais o raye, mentre nel Vallese centrale la forma bief ha dato origine alla parola bisse, la più diffusa, e alle sue numerose varianti bai, bi, bie, bis, bye. Attualmente il nome più usato per descrivere questi canali è bisse nelle regioni francofone, mentre nell’alto Vallese germanofono si usano ancora gli antichi termini Suonen e Wasserleiter.

Sentiero accanto a un bisse in pietra su un pendio verde, con vista su vigneti terrazzati e una città nella valle.

Canali e conflitti

Lo sfruttamento dei bisses nel corso dei secoli è stato causa di numerosi conflitti regionali sfociati perfino in fatti di sangue. In alcuni casi sono dovuti intervenire vescovi e autorità dell’epoca per placare gli animi e riportare la pace tra le varie comunità. A ben vedere, sebbene l’acqua sia ancora considerata un bene comune, il suo uso rimane una questione di vita o di morte. E poiché i diritti sulla terra all’epoca non erano così ben definiti, lo scontro tra comunità vicine era inevitabile.

Opere comunitarie

Per la costruzione di questi canali spesso spettacolari (molti di essi infatti attraversano o costeggiano pareti vertiginose), le comunità interessate si sono riunite in associazioni chiamate consorzi, alcune delle quali esistono tuttora. I membri di questi consorzi, i cosiddetti «consorti», partecipavano alla costruzione del bisse mettendosi a disposizione come manodopera. Il tempo di lavoro che ogni consorte doveva prestare era calcolato sulla base delle superfici agricole a sua disposizione. Altri canali sono invece stati costruiti da cerchie borghesi, costituite dai proprietari di un insieme di terre comuni, che garantivano la gestione collettiva dei beni. Le loro regole sulla prestazione di manodopera erano analoghe a quelle applicate dai consorzi. Più raramente i bisses erano realizzati su iniziativa di un signore dell’epoca, che finanziava e pagava gli operai che partecipavano alla realizzazione di questi acquedotti.

Fotografia storica in bianco e nero con uomini e una donna su una stretta passerella fissata a una parete rocciosa in montagna.

Volontà e impresa

La costruzione di questi canali era impegnativa e spesso pericolosa. Per capire che cosa implicasse un simile progetto occorre viaggiare indietro nel tempo e ricordare che i soli strumenti a disposizione erano spesso rudimentali: pale, picconi, assi di legno e corde per fissare i canali sospesi lungo pareti rocciose, a centinaia di metri dal suolo. Si poteva contare solo sulla forza delle proprie braccia e sul proprio ingegno e occorreva un vero e proprio spirito pionieristico per lanciarsi in una tale impresa, in cui alcuni persero la vita.

Gran parte di questi acquedotti si snodava su percorsi di una lunghezza compresa tra 5 e 10 chilometri e il bisse più esteso, quello di Saxon, supera i 28 chilometri, attingendo l’acqua dalla Printze vicino a Siviez/Nendaz e convogliandola verso i terreni sopra Saxon. Il secondo bisse più lungo del Vallese è quello di Levron che, costruito a un’altitudine compresa tra i 2400 e i 1900 metri lungo gli alpeggi di Verbier, raggiunge i 18 chilometri.

Canale d’irrigazione in legno che attraversa un bosco di montagna, sostenuto da strutture in legno, con sentiero e alberi intorno.

Distribuzione geografica sull’intero territorio

Troviamo bisses a tutte le altitudini e in tutte le regioni. Fino all’inizio del XX secolo si ne contavano oltre 200 in funzione, per un totale di circa 1800 chilometri di canali. Sono sottoposti a manutenzione periodica e il loro uso è regolamentato in modo rigoroso. Ogni bisse è sorvegliato da un guardiano che a volte alloggia in una capanna lungo il corso d’acqua e doveva badare al buon scorrimento dell’acqua e alla corretta ripartizione dei diritti di irrigazione.

Mappa del Vallese con i bisses segnati in blu attraverso valli e montagne, con nomi dei luoghi e rilievo sullo sfondo.

Il turismo e la seconda vita dei bisses

Alcuni canali sono spariti, vittime della modernizzazione e della trasformazione economica della nostra società. In alcuni casi, osservando attentamente il paesaggio, si riesce a scovare tracce di vecchi canali e indovinarne il percorso. I bisses rimasti hanno catturato l’interesse della popolazione locale per il loro valore turistico nonché per la lotta alla siccità o agli incendi. Ragione per cui molti canali sono stati ristrutturati da associazioni senza scopo di lucro. L’Association du Musée valaisan des Bisses (AMVB) ha ripristinato due antichi canali irrigui abbandonati dagli anni ’70 per far fronte agli episodi di siccità.

Stretta passerella in legno e metallo lungo una parete rocciosa, sopra un paesaggio montano, con alberi e vista sulla valle.

Per seguirne i tracciati e scoprire magnifici paesaggi vallesani, consultare il sito Internet I bisses del Vallese, che elenca e classifica tutti i canali che potrebbero stuzzicare l’interesse degli escursionisti. Il sito indica in dettaglio anche la durata e la difficoltà dei vari itinerari. Le passeggiate lungo i bisses sono relativamente facili e gran parte dei percorsi è pianeggiante o in lieve pendenza. Per saperne di più su questo patrimonio iscritto nella lista delle tradizioni viventi in Svizzera, il Museo vallesano delle bisse mette in luce il ruolo determinante dei canali irrigui nella storia dello sviluppo del Canton Vallese e la loro multifunzionalità.