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Pubblicato il 26 maggio 2026

Occhi nel cielo: come i droni stanno trasformando il soccorso alpino in Svizzera

Il soccorso alpino svizzero fa un uso sempre più ampio dei droni per localizzare persone disperse, analizzare le zone colpite da valanghe e fornire supporto agli interventi su terreni difficili.

Un drone mentre sorvola un paesaggio montano innevato in Svizzera.

Ogni anno, milioni di persone si avventurano sulle montagne svizzere: per fare un’escursione o una scalata, oppure per sciare. I paesaggi sono spettacolari, ma possono anche essere spietati. I terreni ripidi, i cambiamenti improvvisi del tempo e i rischi di valanghe fanno sì che ogni anno circa 3500 persone chiedano l’intervento del soccorso alpino. Per operare in un ambiente così impegnativo, le squadre di soccorso si rivolgono sempre più spesso a un nuovo alleato nei cieli.

I droni: strumenti ideali per i terreni più impervi

I droni sono diventati uno dei nuovi strumenti tecnologici a disposizione del soccorso alpino – e uno dei più visibili. Nella pratica svolgono diversi ruoli fondamentali. Dotati di telecamere termiche, sistemi di rilevamento dei cellulari e software di navigazione avanzati, possono scansionare pendii scoscesi, cercare detriti di valanga o volare in aree difficili o pericolose da raggiungere.

Un operatore mentre prepara un drone in vista di una missione di salvataggio.

In ogni caso, esperte ed esperti attivi in questo campo sottolineano costantemente un punto: i droni non sostituiscono le persone. Riducono il rischio. Per restare al passo con gli sviluppi tecnologici, invece di sviluppare droni propri, le specialiste e gli specialisti del soccorso alpino svizzero si affidano all’esperienza di fornitori commerciali come DJI o al drone utilizzato dalla Rega, il più grande servizio di soccorso aereo della Svizzera.

«Oggi lo sviluppo tecnologico dei droni è davvero velocissimo» – Rolf Gisler, coordinatore dei droni per il Soccorso Alpino Svizzero

Un drone costruito per il soccorso

Uno dei sistemi più avanzati attualmente utilizzati in Svizzera è il drone di salvataggio della Rega. Costruito ad hoc e dotato di un rotore di poco più di due metri, il drone vola autonomamente a 80-100 metri dal suolo ed effettua una scansione sistematica di aree di ricerca predefinite. A bordo, il veicolo trasporta una telecamera a luce diurna, una termocamera e un dispositivo chiamato «Lifeseeker», in grado di localizzare un telefono cellulare entro pochi metri, anche in zone prive di copertura. Un algoritmo di autoapprendimento sviluppato in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo analizza le immagini termiche in tempo reale e segnala potenziali avvistamenti umani a una o uno specialista di droni della Rega di stanza presso la base di partenza degli elicotteri.

Il drone viene impiegato in particolare quando la scarsa visibilità impedisce agli elicotteri di soccorso di alzarsi in volo. Non sostituisce quindi gli strumenti esistenti, ma colma una lacuna e viene usato quando le squadre elitrasportate non possono operare in sicurezza. Il drone viene costantemente sviluppato per tenere conto dei più recenti progressi tecnologici.

La «Drone Valley» della Svizzera

Non è un caso che la Svizzera abbia un posto importante nel campo della tecnologia dei droni. Sono soprattutto i due Politecnici federali, di Zurigo e di Losanna, a collocarsi tra i leader mondiali nella ricerca sul volo autonomo. Intorno a questo ecosistema accademico sono nate più di 80 startup e il settore crea ormai circa 6500 posti di lavoro a tempo pieno e genera un fatturato di quasi 600 milioni di franchi.

I droni che operano in ambienti chiusi sono dotati di un sistema che li protegge in caso di collisione e possono muoversi in modo sicuro in luoghi difficili.

La topografia, che rende la Svizzera così impegnativa, si rivela la sua più grande risorsa: se un sistema funziona in modo affidabile sulle Alpi in inverno, è probabile che funzioni quasi ovunque nel mondo. Le montagne, in questo senso, sono diventate un laboratorio a cielo aperto, e i risultati di questi esperimenti vengono esportati in tutto il mondo. Il diritto federale svizzero consente la costituzione di zone di test sperimentali e progetti pilota, come l’«Alpine Drone Consortium», che offre zone di volo controllate in condizioni reali.

Le Alpi: un luogo dove testare nuove soluzioni

Il soccorso in montagna è solo un esempio di come gli ambienti alpini estremi stiano stimolando l’innovazione nel campo dei droni. In tutta la Svizzera, gruppi di ricercatrici e ricercatori e startup sviluppano nuovi sistemi che potrebbero migliorare ulteriormente la sicurezza in montagna.

Tecnologia a supporto dell’essere umano

Nonostante tutti questi progressi tecnologici, il soccorso alpino in Svizzera rimane soprattutto un’impresa umana. Ad addentrarsi in terreni difficili per aiutare le persone in difficoltà sono piloti, guide alpine, personale paramedico e molte volontarie e volontari. La tecnologia è sempre più spesso la loro migliore alleata. Droni, sensori e nuovi sistemi di dati aiutano a comprendere più rapidamente situazioni complesse e a ridurre i rischi prima ancora che la missione abbia inizio.

Alla fine, però, l’obiettivo è sempre lo stesso: raggiungere le persone in pericolo nel modo più rapido e sicuro possibile, anche negli angoli più remoti delle Alpi svizzere.