Pubblicato il 8 maggio 2026
Fauna e flora di montagna
Due terzi della superficie della Svizzera sono costituiti da regioni montane. Dalla calura torrida al freddo artico, dalla vegetazione scarsa a quella lussureggiante, dal clima secco a quello molto umido: le regioni montane formano un mosaico di habitat naturali. Nonostante l’ambiente poco ospitale, molte specie animali e vegetali si sono adattate alla vita in montagna.

L’arco alpino offre rifugio a numerose specie animali e vegetali rare, rispecchia la bellezza della natura in tutte le sue sfaccettature e rappresenta un habitat unico per la fauna selvatica.
All’inizio del XX secolo, a causa dello sfruttamento umano e della caccia, numerose specie alpine erano (quasi) sparite, ma è stato possibile reintrodurne alcune, come lo stambecco, il camoscio o il gipeto barbuto.
La Svizzera si impegna a proteggere la biodiversità nelle sue montagne e condivide le proprie conoscenze attraverso progetti di cooperazione. Dispone pertanto di una grande esperienza nelle questioni sociali, economiche e ambientali che interessano altre popolazioni di montagna.
La fauna alpina

Le Alpi sono un rifugio per la fauna selvatica. Dagli ungulati ai rettili, passando dai grandi predatori, il massiccio alpino è ricco di biodiversità. Il lupo, la lince e l’orso, che prima di essere sterminati facevano parte della fauna indigena, sono progressivamente ritornati.
Il camoscio
Il camoscio è senza dubbio il mammifero alpino più conosciuto. È un animale molto agile che salta e si arrampica sulle rocce con grande facilità. Nel folclore svizzero, il camoscio è spesso protetto dagli spiriti della montagna, ma questa protezione non ha impedito all’uomo di cacciarlo. Secondo le stime, in Svizzera vivono poco più di 90 000 camosci e la loro popolazione si concentra soprattutto nelle Alpi e nel Giura.
Lo stambecco
Lo stambecco predilige le pareti rocciose del piano alpino, dove si muove con facilità anche nei luoghi più impervi. Le virtù medicinali attribuite allo stambecco ne hanno provocato l’estinzione nel XIX secolo. Tra il 1920 e il 1930, alcuni esemplari sono stati reintrodotti nel Cantone dei Grigioni, di cui lo stambecco è l’emblema. Alcuni branchi reintrodotti si trovano anche nel Cantone di Berna e nel Vallese. Si stima che in Svizzera vi siano circa 21 000 stambecchi.
La marmotta
La marmotta vive in colonie di una quindicina di individui, scava delle gallerie e dei vani sotto i prati, da cui esce solo per nutrirsi. Visto che la marmotta va in letargo per quasi sei mesi, passa la maggior parte dei mesi estivi ad accumulare riserve di grasso. In estate è quindi relativamente facile avvistare delle marmotte, ed è ancora più facile sentirle. Infatti, quando si sentono in pericolo, le marmotte emettono fischi acuti. Originarie dell’arco alpino, sono state introdotte anche nel Giura.
La salamandra alpina
La salamandra alpina, o salamandra nera, è l’unico anfibio viviparo d’Europa. La si trova fino a 3000 m di altitudine e il periodo di gestazione può durare fino a tre anni per gli esemplari che vivono a quote superiori ai 1400 m. Predilige gli ambienti umidi come le foreste alpine, i ghiaioni e i prati. La salamandra alpina può crescere fino a 16 cm e si nutre principalmente di coleotteri, ragni e scolopendre.
La lince
La lince è considerata il più grande felino selvatico d’Europa. Questo animale occupa una posizione importante nell’ecosistema poiché caccia i piccoli ungulati come i caprioli e i camosci. Attualmente le foreste svizzere ospitano circa 300 esemplari di lince. Anche se la popolazione è stabile, in Europa centrale la lince è ancora considerata una specie minacciata.
Il lupo
Da circa 25 anni, ossia da quando il lupo è tornato in Svizzera, la sua popolazione è in crescita. Gli esemplari arrivano dall’Italia e dalla Francia, dove le popolazioni di lupi si stanno nuovamente espandendo. Nel 2012 si è formato il primo branco in Svizzera e attualmente si contano più di 30 branchi, con oltre 300 lupi che vivono esclusivamente sul territorio nazionale. Vi sono inoltre diversi branchi transfrontalieri che utilizzano anche il territorio svizzero. La Svizzera non incoraggia attivamente il ritorno del lupo ma deve confrontarsi con la sua presenza, visto che l’animale è entrato nel Paese per via naturale.
L’orso
Dopo un’assenza di oltre 100 anni, dal 2005 tornano periodicamente in Svizzera orsi bruni provenienti dal Parco nazionale italiano dell’Adamello-Brenta. Gli animali attraversano di solito solo per breve tempo le Alpi grigionesi e poi fanno ritorno in Italia. Finora non si è potuto sviluppare un insediamento stabile, poiché si trattava esclusivamente di esemplari maschi. Diversamente da quanto succede in Italia e in Austria, non vi è alcun progetto di reintroduzione dell’orso in Svizzera.
Gli uccelli simbolo

Nelle Alpi si possono osservare in libertà uccelli imponenti quali l’aquila reale, il gipeto barbuto, la nocciolaia o il fagiano di monte. Sono queste le specie regine dei cieli alpini.
L’aquila reale
L’aquila reale è uno dei più grandi rapaci della Svizzera, con un’apertura alare che può superare i 2 m. Si nutre principalmente di piccoli mammiferi come lepri, marmotte e volpi. Il suo principale strumento di caccia è la sua vista eccellente: studi hanno provato che la vista dell’aquila è così acuta da poter scorgere una lepre a 1 km di distanza. Le aquile reali vivono ad altitudini comprese tra i 1500 e i 3000 m. Sono monogame e rimangono in coppia tutta la vita, difendendo il proprio territorio, la cui superficie può variare dai 50 ai 100 km2. La loro popolazione in Svizzera si aggira attorno alle 350 coppie nidificanti.
Il gipeto barbuto
Con un’apertura alare media di 2,8 m, il gipeto barbuto non solo è l’uccello più grande dell’arco alpino, ma anche l’unica specie di avvoltoio che si è specializzata nello sfruttamento degli ossi degli animali morti. Deve il suo nome alla barbetta di peli neri che gli spuntano alla base del becco. Era scomparso dalle Alpi verso la fine del XIX secolo, vittima della scarsità di cibo ma, soprattutto, della persecuzione umana. Aveva infatti la triste reputazione di «ladro di agnelli» e perfino di bambini. Grazie a un programma di reintroduzione a cui hanno partecipato, oltre alla Svizzera, anche l’Austria, la Francia, la Germania e l’Italia, questo rapace è tornato a popolare il suo habitat naturale, ovvero l’arco alpino. Nelle Alpi vivono circa 350 gipeti.
La nocciolaia
La nocciolaia misura solo 30 cm di lunghezza e pesa tra i 150 e i 210 g. In Svizzera è diffusa nel Giura, a un’altitudine superiore a 700 m, e nelle Alpi sopra i 1000 m fino al limite superiore del bosco. In inverno scava buche nella neve che possono raggiungere i 130 cm di profondità per raggiungere le provviste che vi ha nascosto in precedenza. La nocciolaia riveste un ruolo fondamentale nel ciclo di vita del pino cembro, una conifera delle Alpi centrali che cresce a oltre 1100 m di altitudine. Infatti, d’inverno si nutre dei semi contenuti nelle pigne di questo pino, che nasconde nella foresta. I pinoli sepolti che la nocciolaia non mangerà nel corso della brutta stagione potranno germogliare in primavera e quindi generare un nuovo albero. Un contributo importante per la riproduzione dei pini cembri.
Il fagiano di monte
Con il suo piumaggio nero con sfumature blu e la sua coda a forma di lira, il maschio del fagiano di monte è un uccello che non passa inosservato. La femmina di questa specie è più piccola e il suo piumaggio è bruno rossastro. Il fagiano di monte vive in ambienti a un’altitudine compresa tra i 1200 e i 2200 m nelle aree subalpine. In inverno scava cavità nella neve e vi trascorre lunghi periodi di riposo al riparo dal freddo estremo. Il suo piumaggio offre un buon isolamento e le zampe, anch’esse piumate, facilitano gli spostamenti nella neve. Il fagiano di monte si nutre di fiori, frutti, gemme e foglie di erica, e in inverno di aghi di pino e di abete.
La flora alpina

Sono 600 le specie di piante da fiore che crescono solo nell’arco alpino o che hanno qui la loro principale area di diffusione. Le zone che si trovano al di sopra del limite del bosco sembrano inospitali e spoglie, ma celano una ricchezza incredibile di microhabitat che ospitano una sorprendente biodiversità. Una tale molteplicità in queste aree è da ricondurre all’eterogeneità della loro topografia.
La stella alpina
Secondo alcuni studi, questo fiore è giunto dall’Asia nelle Alpi durante l’era glaciale. Oggi si trova tra i 2000 e i 3000 m di altitudine in numerosi Paesi alpini. Fiorisce da luglio a settembre sulle rocce calcaree ben esposte, ma la si trova anche ai margini dei prati. Nonostante il suo aspetto delicato, questo fiore è stato creato per resistere a condizioni climatiche estreme: i suoi steli sono resistenti al vento, mentre le brattee lanuginose limitano l’evaporazione e proteggono dai raggi UV. La stella alpina non rappresenta soltanto un legame con la natura e la bellezza della Svizzera, ma anche e soprattutto un simbolo della qualità e dell’unicità della Svizzera.
La sopravvivenza in montagna
Se è vero che la stella alpina è il fiore alpino più famoso, il primo posto per la sopravvivenza in ambiente alpino va alla sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia), osservata fino a oltre 4500 m di altitudine. Le piante che crescono su pareti e superfici rocciose adottano varie strategie per sopperire alla mancanza cronica di acqua. Alcune piante hanno sviluppato una peluria che devia i raggi solari e forma uno strato protettivo capace di trattenere l’umidità. Altre sono ricoperte da un rivestimento ceroso che svolge la stessa funzione. Per esempio, le succulente immagazzinano l’acqua direttamente nelle loro foglie carnose, che sono spesso disposte a rosetta in modo da ombreggiarsi a vicenda, mentre altre piante crescono aderenti al suolo per ripararsi dai venti secchi.
La riproduzione
I colori sgargianti dei prati alpini hanno una grande importanza per il benessere e la riproduzione dei fiori. I pigmenti contenuti nei petali proteggono le piante dai raggi ultravioletti, particolarmente forti a queste altitudini. Inoltre, i colori vivaci attirano il maggior numero possibile di api e di altri insetti impollinatori nelle poche belle settimane di primavera. Senza l’azione di questi insetti impollinatori, i fiori non potrebbero riprodursi.
La minaccia degli animali al pascolo
Le piante che dividono il proprio habitat con gli animali al pascolo devono essere in grado di riprodursi prima di essere mangiate. L’evoluzione ha fornito ad alcune specie delle soluzioni protettive molto efficaci: foglie corte, dure e spinose, poco apprezzate dai ruminanti alpini, garantiscono alle piante una vita più lunga e quindi migliori possibilità di riprodursi. Per evitare di essere calpestate, alcune piante delicate si sono stabilite nelle zone rocciose o sulle pareti scoscese. Altre specie ancora hanno sviluppato radici solide che permettono loro di sopravvivere agli assalti degli animali affamati.
Sulle rocce
Quando i ghiacciai si sciolgono, lasciano dietro di sé terreni sassosi e instabili che non riescono a trattenere né acqua né nutrienti. Eppure. alcune piante riescono a colonizzare perfino queste aree inospitali. Le prime che vi si avventurano sono i muschi, producendo un fine strato di humus quando si decompongono. Questo fine strato di terreno apre la via alle sassifraghe e alle linarie, che vi si stabiliscono. Ancora più problematica della mancanza di suolo è la costante mobilità del terreno sassoso; per questo anche le più piccole piante pioniere alpine possiedono spesso radici lunghe fino a 1 m, le cui gemme sotterranee possono germogliare nuovamente se la pianta viene sepolta dalle pietre. Le montagne ospitano anche uno degli arbusti più piccoli del mondo, il salice erbaceo, i cui rami sono radicati nel terreno e di cui affiorano in superficie solo le foglie. In questo modo riesce a conservare un po’ di calore supplementare e a proteggersi dalle raffiche di vento.
Progetti di cooperazione

La Svizzera si impegna da anni per lo sviluppo sostenibile delle regioni montane in tutto il mondo. Forte di una vasta esperienza e avvalendosi delle competenze di specialisti e specialiste svizzeri, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) sostiene altre popolazioni di montagna nell’affrontare sfide sociali, economiche ed ecologiche. In questo contesto cerca sempre di trovare il miglior equilibrio possibile tra conservazione e sviluppo.
Il programma della DSC «Adaptation@Altitude» rafforza a livello mondiale le regioni montane affinché possano adattarsi in modo più efficace alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Nelle quattro regioni prioritarie – Ande, Hindukush-Himalaya, Africa orientale e Caucaso meridionale – si raccolgono dati climatici affidabili, si sviluppano strategie di adattamento regionali e si promuove lo scambio tra prassi e politica. Dopo il successo della prima fase progettuale, il programma proseguirà e sarà ulteriormente sviluppato fino al 2027. L’attenzione si concentra in particolare sullo scambio di conoscenze, sull’efficacia delle misure di adattamento e sulla capacità delle strutture sostenute di funzionare in modo autosufficiente anche dopo la conclusione del progetto.
Le conoscenze acquisite grazie a progetti internazionali di questo tipo confluiscono spesso, soprattutto quando vi partecipano esperte ed esperti svizzeri, nella ricerca e nella prassi in Svizzera. In tal modo contribuiscono al progresso delle conoscenze a livello globale e quindi anche allo sviluppo e alla protezione delle regioni montane svizzere.